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LETTERE DAL PASSATO
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Con la sconfitta dell’esercito francese a Waterloo (18 giugno 1815) si chiude contemporaneamente sia
la fase dell´esperienza rivoluzionaria che quella delle invasioni napoleoniche. I governanti europei, riuniti a Vienna, cercano di ricostruire un ordine di tipo sostanzialmente conservatore basato
sull´equilibrio tra le cinque potenze che avevano partecipato ai conflitti napoleonici: Austria, Inghilterra, Francia, Prussia e Russia.
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Eppure, nonostante gli sforzi dei partecipanti al Congresso di Vienna, le invasioni napoleoniche avevano di fatto esportato in modo indelebile - in un modo o
nell´altro - i valori ed i principi della rivoluzione francese. Le élites borghesi e le masse popolari erano violentemente entrate a far parte non solo dello scontro militare ma, soprattutto,
avevano acquisito un forte sentimento nazionale.
L’Ottocento, noto per essere il secolo del liberalismo e del capitalismo, dovrebbe essere noto quindi anche per essere stato il secolo dei nazionalismi
e della nascita del concetto dello Stato-nazione. Il Risorgimento italiano ne è una manifestazione eclatante, ma, insieme all’Italia, nascono e nasceranno altri Stati
“nazionali” quali, ad esempio l’Impero Tedesco ed il Belgio.
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L’Impero Ottomano si sfalda a tappe successive lasciando il posto a Stati nazionali come la Grecia, la Bulgaria, la Serbia e la Croazia e l’Austria diventa,
dopo le riforme costituzionali del 1867, Austria-Ungheria. Entrambe non sopravviveranno alla prima guerra mondiale.
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Il principio di nazionalità in merito al quale i diplomatici avevano discusso e che aveva cambiato la cartina dell’Europa nel periodo tra il 1830 e 1878 fu
pertanto qualcosa di radicalmente diverso dal fenomeno politico nazionalistico che diventò sempre più centrale nell’epoca della democratizzazione europea e della politica di massa.
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Al tempo di Mazzini non era molto importante che, per la maggior parte degli italiani, il Risorgimento semplicemente non esistesse, come ebbe ad ammettere
implicitamente Massimo d’Azeglio quando affermò: “Abbiamo fatto l´Italia, adesso dobbiamo fare gli italiani”. E non era ugualmente molto importante, per chi prendeva in esame la questione polacca, che probabilmente la maggior parte dei contadini che parlavano polacco non si sentissero dei nazionalisti polacchi. Sarà solo dopo il 1880 che i sentimenti quotidiani delle masse industrializzate assumeranno importanza per introdurre un concetto nuovo di richiamo al nazionalismo politico e che avrà effetti dirompenti.
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