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Il 1914 vede due blocchi contrapposti : da una parte la Germania, l´Austria-Ungheria e l´Italia (Triplice alleanza), dall´altra Francia, Russia e la Gran Bretagna
(Triplice intesa). L´Italia poi aveva stretto un patto con la Francia (1902) nel quale l´Italia si impegnava a restare neutrale se la Francia si dovesse trovare aggredita o se si trovasse a dichiarare guerra come
forma anticipativa di difesa del territorio o dell´onore.
L´episodio ben noto dell´assassinio dell´Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo (28 giugno 1914) diede il via alle ostilità, con il coinvolgimento successivo
dell´Austria-Ungheria contro la Serbia (28 luglio 1914) e della Germania contro la Russia (1 agosto 1914) e la Francia (3 agosto 1914) e della Gran Bretagna contro la Germania (4 agosto 1914).
L’Italia resta neutrale in virtù della natura difensiva della Triplice Alleanza. Questa posizione di neutralità era pero largamente contestata in Italia
dall’opinione pubblica che si divideva tra interventisti (nazionalisti e cattolici), neutralisti (socialisti) e agnostici. Mussolini, direttore dell´Avanti (organo socialista) tuonava per l´entrata in
guerra dell´Italia al fine di difendere gli interessi italiani nei balcani e per il recupero delle terre irredente (Trieste, la Dalmazia e il Trentino). La risoluzione socialista di mantenersi nella neutralità
provocò le dimissioni di Mussolini, che fondò il quotidiano indipendente “Il Popolo d´Italia”.
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Il 29 ottobre 1914 la Turchia, timorosa dell´intervento russo, entrava in guerra a fianco degli Imperi centrali. La posizione neutrale dell´Italia ne
risultò indebolita.
Il 3 dicembre 1914, SALANDRA, presentando alla Camera il nuovo Gabinetto e nel suo discorso, richiedente la fiducia, pur mantenendo una formale neutralità
del Governo, riconobbe la necessità di prepararsi a intervenire per difendere i legittimi interessi italiani nello scacchiere europeo.
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Furono avviati dei colloqui con l´Austria tendenti ad ottenere le terre irredente (Trento e Trieste) in cambio del mantenimento della neutralità che non ebbero seguito,
dato l´atteggiamento negativo dell´Austria.
Gli interventisti non ne furono che incoraggiati e dalle pagine del Popolo d´Italia fu indetto il congresso dei “Fasci Interventisti”. Fino allo sbocco
inevitabile dell´Italia in guerra, il primo ministro Sonnino (interventista) e l’ex primo ministro Giolitti (neutralista) si confrontarono, ma la corona (interventista), confermò la sua fiducia a Sonnino, che
ottenne un voto schiacciante del parlamento in favore dell´ingresso dell´Italia contro l’Austria. La dichiarazione di guerra all’Austria fu comunicata il 24 maggio
1915. L’Italia aspetterà fino al 15 agosto del 1916 per dichiarare guerra alla Germania e il 21 agosto per dichiararla alla Turchia.
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Giovanni Zitelli partì per il fronte il 15 maggio 1915 con il 13° Reggimento d´artiglieria campale e tornò al lavoro civile di impiegato della Banca d’Italia il 15
gennaio 1918
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Sul piano delle operazioni militari fino al maggio del 1917 i risultati italiani non furono del tutto negativi. In seguito a divergenze tra il Comando Supremo
(Cadorna) e il governo, il 12 giugno 1916 Salandra presentò le dimissioni del suo gabinetto al Re. Gli successe l´On.Boselli.
Le operazioni militari proseguirono, senza successi strategicamente importanti, fino al maggio 1917, ma con gravissime perdite di uomini.
Il 7 aprile 1917 il presidente Wilson emanò il proclama con cui dichiarava l´esistenza dello stato di guerra contro la Germania, in conseguenza dell’atteggiamento
tedesco di attaccare ogni convoglio marittimo, a qualsiasi nazionalità appartenesse, onde realizzare, con i suoi sottomarini, un blocco economico totale a danno del nemico,
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Nel giugno del 1917, in seguito alla desistenza della Russia dal teatro di guerra, gli austro-ungarici spostarono il loro potenziale bellico dal fronte
Russo a quello italiano.
Dal 24 al 27 ottobre 1917 si svolse l’attacco austriaco chiamato funestamente “Caporetto” da parte italiana, in cui le linee italiane
dovettero arretrare, con gravi perdite fino al Piave.
Il 30 ottobre cadde il governo Boselli e l’incarico passò all’On. Orlando
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Il 3 novembre il Generale Cadorna fu rimpiazzato con il Generale Diaz.
Al momento della disfatta di Caporetto insorsero di nuovo in Italia quelli che furono gli interventisti contro i socialisti e il partito di Giolitti che erano stati
neutralisti. Mussolini dalle pagine del Popolo d’Italia rivendica, a nome del popolo italiano, la responsabilità del governo del paese (ci arriverà nel 1922).
Si costituì così un gruppo parlamentare denominato "Fascio di difesa nazionale" il quale, prescindendo da ogni considerazione di partito, intendeva opporre un’energica reazione alle manovre insidiose disfattiste del gruppo dei socialisti ufficiali e di quanti altri alla Camera intendessero trarre partito dalla grave situazione del momento per far prevalere fini e interessi particolari sul grande obiettivo nazionale. Ai 105 deputati del Fascio aderirono subito cinquanta senatori.
Il 7 dicembre 1917 il presidente WILSON, dichiarò guerra all´Austria.
Dopo lo sfondamento a Caporetto e, dopo la travolgente avanzata nel Friuli, gli austro-germanici avevano sospesa la grande offensiva.
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Rino Zitelli, sposato con Iolanda Tarantelli, non ebbe figli.
Partecipò alla prima guerra mondiale, alla guerra di Spagna e alla seconda guerra mondiale. Cominciò con l’arma di Artiglieria e finì in Aviazione.
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Il 15 giugno 1918 gli austriaci iniziarono la "grande offensiva", ma la resistenza fu viva e non riuscirono ad avanzare. Al contrario la
difesa italiana si mutò in offensiva quando il 23 giugno gli invasori austro-ungarici si ritirarono, con gravi perdite, sulla riva sinistra del Piave, il contrattacco italiano fu un completo successo con la
riconquista di buona parte del territorio.
Il 24 ottobre 1918 nella regione del Grappa, l´offensiva italiana riprese, in tutto il suo vigore e dopo la battaglia di Vittorio Veneto, l´Austria chiese l´armistizio
che fu firmato il 3 novembre 1918.
La condizione di estrema povertà che prevalse nelle zone occupate dopo la guerra e l´atteggiamento dei proprietari terrieri, che non avevano capito il mutare dei tempi
e la sete di giustizia sociale delle popolazioni contadine, provocò nel veneto l´inizio delle rivolte contadine per la conquista delle terre da coltivare.
Il 23 giugno 1919 esordì il governo dell’On. Nitti, al quale venne subito rimproverato l´atteggiamento verso le masse di ex-combattenti e di popolo confrontato ad
una situazione di estremo impoverimento.
Cominciarono gli scioperi e i saccheggi , il frutto dei quali era immagazzinato nelle camere del lavoro.
Il 1919 si chiuse con l’impresa di Fiume, di G. D’Annunzio, e con le elezioni politiche che fragilizzarono l’equilibrio del governo Nitti.
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