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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Piazza_Aracoeli-Chiesa_omonima-Giovanni_Militi-1507 (56)

DEBEBAS TVMVLVM MISERAE SI NATE PARENTI
VERTIT ET OFFICIUM SI TIBI RAPTA DIES
TU TAMEN ANTE OCVLOS SEMPER VERSABERE NON HOC
MORS QVAE TE RAPVIT TOLLET INIQVA MIHI
IN TE EGO REDDEBAR POTERAM POST FVNERA DICI
VIVERE SERVASSENT SI TIBI FATA MODVM
AQVIBVS EXCLVSVS MEDIO DE FLORE IVVENTAE
CARPIS ITER SINE ME NEC REDITVRVS ABIS
NVNC TVA QVAE PEPERIT GENETRIX DAT MEBRA SEPVLCRO
DAT LACHRYMAS QVALES NON DEBIT VLLA PARENS
QVAMVIS ESSE QVEANT ALIQVA HAEC SOLATIA MATRI
QVOD PRAETER CINERES NIL TEGIT VRNA TVI
IOANNI BAPTISTAE MILITIO PATRICIO ROMANO DVM
FIOREBAT IVVENTA VIRTVTE HONORIBVS DIVITIIS
P RIMISQ HYMENEIS INTERCOEPTO LVCRETIA MAXIMA
INFELICISSIMA MATER POSVIT AN SAL MDVII
III NONAS FEBRVARIAS

Anche se tu, figlio, eri felice, i genitori ti devono la tomba e anche se il giorno era tuo, tu al contrario sei stato rapito. Tu sarai sempre nella mia mente.
La morte disonesta che ti ha derubato non mi privi di questa [tomba].
Mi sono riflessa in te dopo la mia morte che in te ho vissuto, quanto a te il destino aveva tenuto la misura.
Escluso nel bel mezzo della fioritura della tua infanzia, continui il sentiero senza di me e vai lontano per non tornare.
Ora la madre, che ti ha dato alla luce, affida il tuo corpo alla tomba, piange lacrime come nessun genitore ha pianto e, sebbene queste considerazioni forniscano un certo conforto, può essere che per una madre, a parte il tuo corpo, l’urna nulla contenga.
Per Giovanni Batista Milizi, Patrizio romano che, mentre la sua giovinezza fioriva in forza, carriera e ricchezza, nei primi giorni del suo matrimonio improvvisamente fu strappato via. Lucrezia dei Massimi, sua madre più infelice [questo monumento] ha posto nell’anno della salvezza 1507 il 3 febbraio.

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