Gli Anguillara, guelfi, erano originari del lago di Bracciano dove possedevano il castello ad Anguillara Sabazia. Si estinsero nella metà del XVIII secolo. La torre degli Alberteschi, che si trovava tra ponte Rotto e il ponte Quattro Capi, era una torre “amica”, perché guelfa, facente parte di intere zone di difesa di una fazione contro l´altra. Nel 1455, il conte Everso II degli Anguillara (1398-1464) ingrandì il palazzo, fino a via della Longaretta e ne fece la sua base operativa a Roma. Nel 1538, Lucrezia Orsini, vedova di Giovanni Battista degli Anguillara, vendette il complesso ad Alessandro Picciolotti di Carbognano, vassallo degli Anguillara e scrittore di Brevi apostolici sotto Paolo III (Alessandro Farnese – 1534-1549), per 400 scudi e 10 paoli, al fine di costituire una dote alla figlia Elena. Gli successe il figlio, Giovanni Batista Picciolotti, che, per testamento, ipotecò per 100 scudi i suoi beni, al fine di costituire una dote annua in favore del Conservatorio Pio delle Zitelle disperse di Sant´Eufemia. In pratica imponeva agli eredi di affittare i suoi beni per costituire la dote annua, mentre dispose che se i beni dovessero restare sfitti o distrutti per una qualsiasi ragione, la dote non dovesse essere dovuta. In un architrave del palazzo viene inciso “PUELLARUM S. EUPHEMIAE”. Un terremoto, nel 1542, danneggiò fortemente il complesso (e soprattutto la torre) che venne ancora affittato ad uso di stalla, macello o cantina. Nel 1827, divenuto proprietario del complesso, il Conservatorio Pio delle Zitelle concedette l’edificio in enfiteusi a Giuseppe Forti, il quale lo restaurò e vi impiantò una fabbrica di smalti e vetri colorati. Per ragioni commerciali, più che religiose, Giuseppe Forti realizzò, ogni anno, un presepio sulla cima della torre, liberamente visitabile. Nel 1887, il comune di Roma espropriò l’edificio e nel 1902 lo restaurò, per opera dell’architetto Augusto Fallani (1842-1930). Nel 1921 il Comune cedette la proprietà alla “Casa di Dante” (ente culturale, fondato nel 1913) che si occupa, ancora oggi, di studiare e divulgare le opere di Dante Alighieri.
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