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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Largo_S_Giovanni_de_Matha-Chiesa_di_S_Agata (2)

Segue testo:

Il primo documento che si riferisce specificamente alla nostra chiesa e che ne determina l’esistenza storica è una Bolla di papa Callisto II (Guy de Bourgogne – 1119-1124) datata 1121. La conferma ci viene dal Catalogo delle Chiese di Roma, del 1192, di Cencio Camerario (1150-1227), poi Onorio III (1216-1227), dove è scritto “S. Agathe trans Tiberim, VI den.”.
La chiesa svolse funzione di parrocchia fino al 1575 quando Gregorio XIII (Ugo Boncompagni - 1572-1585), abolita la parrocchia, concesse la chiesa alla Congregazione della Dottrina Cristiana di Roma che la utilizzò come base di partenza per le sue attività pastorali in Trastevere. Fondata dal laico Marco de’ Sadi Cusano nel 1563, la congregazione era formata da sacerdoti e da laici che avevano come scopo quello dell’istruzione dei giovani sui principi cristiani, conformemente a quanto stabilito dal concilio di Trento (1545-1563).
La congregazione subì una scissione tra laici e sacerdoti nel 1596, in seguito alla quale la confraternita dei laici migrò nella chiesa di San Martino al Monte di Pietà (scomparsa), concessa da Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini – 1592-1605) nei primi anni del XVII secolo, mentre i Padri della Dottrina Cristiana di Roma restarono a Sant’Agata in Trastevere e si chiamarono Agatisti.
Tra il 1710 e il 1720, la chiesa subì un importante rifacimento (pur rimanendo nella chiesa tracce di strutture medievali) ed ebbe una nuova facciata di stile tardo-barocco ad opera dell’architetto Giacomo Recalcati (+1723)  che rese la chiesa, a navata unica, con tre cappelle per lato e volta a botte, come la vediamo oggi.
Nel 1747, gli Agatisti confluirono nella Congregazione della Dottrina Cristiana (Dottrinari) fondata, nel 1592, ad Avignone dal sacerdote Cesare de Bus (1544-1607).
Gli Agatisti, oramai inseriti nella congregazione avignonese, rimasero nella chiesa fino al 1909, anno in cui lasciarono Sant’Agata, integrando una parrocchia di Roma, in obbedienza all’enciclica “acerbo nimis” di Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto – 1903-1914) il quale dispose che “la congregazione della dottrina cristiana fosse eretta canonicamente in ogni parrocchia”.
Nel 1911, Pio X concesse la chiesa di Sant’Agata all’Arciconfraternita chiamata “dell’Altare del SS. Sacramento e di Maria del Carmine”, che aveva sede in San Crisogono, anche perché questa aveva perso il suo oratorio (Santa Maria del Carmine) che, trovandosi di fronte a San Crisogono, era stato demolito per la creazione del “Viale del Re” (oggi viale Trastevere), nel 1888. Ottenuta la chiesa di Sant’Agata  l’arciconfraternita aveva trasportato la statua della Madonna (modellata su legno di Cedro), nella chiesa di Sant’Agata.
La statua era stata trovata, nel 1535, da alcuni pescatori Corsi nelle acque del Tevere, un giorno in cui un fortunale metteva in pericolo la loro salvezza (naturalmente, raccolta la statua nella barca, le acque si calmarono). I pescatori portarono la statua nella chiesa di San Crisogono, che era la loro chiesa nazionale dal 1445, ed i Carmelitani calzati, che officiavano la chiesa dal 1489, la chiamarono “Madonna del Carmine” (ma venne chiamata anche “Madonna Fiumarola” e, più tardi, “Madonna de Noantri”). Attorno a questa statua nacque una intensa devozione popolare e la Confraternita “S. Maria Mater Dei del Carmine”, creata all’arrivo dei Carmelitani (1489) a San Crisogono, ne fu dichiarata “guardiana”.
La “Festa de Noantri”, dal 16 al 30 luglio di ogni anno, istituita dal regime fascista negli anni ’20, si è aggiunta ad una pratica religiosa di quasi quattro secoli.

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